L’intervista con Yojan

Daniele in studio3

La nostra prima domanda è forse la più ovvia, ma anche la più curiosa, come hai incominciato a fare questo lavoro è perché?
La domanda mi fa piacere, anche se dovrei parlare di un lungo periodo della mia vita.
La motivazione più importante per me è stata sempre quella di essere libero il più possibile da schemi convenzionali, evitando quindi lavori di routine o con grandi compromessi.

Incominciai quindi con questo grande senso di libertà e di creatività, sperimentando tanti aspetti della vita.
La mia curiosità alle medicine complementari  e sensibilità poi mi ha avvicinato al lavoro sul corpo

Ma perché l’ayurveda?
Per quanto riguarda il lavoro del terapista, l’ayurveda ti dà il modo di lavorare intensamente e con tantissimi trattamenti.
Mi sono avvicinato all’ayurveda anche per altri motivi, il primo è stato il mio amore per i viaggi in Oriente e l’altro perché durante uno di questi viaggi in India mi sono ammalato gravemente

Puoi dire che cosa è successo?
Oramai più di venti anni fa ho avuto un’intossicazione alimentare. Scoprii che il mio fegato aveva una malattia dalla nascita e  per sostenere il suo funzionamento usai  un famoso rimedio ayurvedico LIV52, che da allora non mi ha mai abbandonato, rimettendo in moto tutto il mio apparato digestivo e quindi tutta mia energia vitale.

Il motivo di questa intervista  è nata dal fatto che i clienti che hai ricevuto molte recensioni su riviste di settore e sembra che i clienti siano molto soddisfatti
Grazie, la differenza in questo lavoro la fa passione e la sperimentazione.  Purtroppo non essendoci in Italia una legislazione che regola questo tipo di lavoro, sono molto critico con chi si presenta e fa 10 tipi di tecniche diverse. Sinceramente penso che la mia vita  non basti per imparare l’ayurveda che è un oceano.
E’ anche vero che non è importante conoscere tutto dell’ayurveda, perché io lavoro sul corpo, ma partendo dal corpo, un terapista può fare la differenza se pian piano esplora e vive altri argomenti

Tutta questa esperienza come la trasmetti?
Questo è uno dei lati più belli del mio lavoro, amo fare i corsi e devo dire che al di là della tecnica, il mio amore per Osho mi ha aiutato in questo lavoro

Cosa intendi dire?
Devo dire che la mia voglia di “crescere” mi ha avvicinato intorno ai venti anni ad Osho e al suo modo di introspezione, gioia, vitalità. Ho quindi partecipato a gruppi intensi ed assistito alcuni dei terapisti più famosi. Questo mi ha permesso di “ri-connettermi” ad una fonte di silenzio, cuore e vitalità che trasmetto durante i miei corsi. I miei corsi, oltre ad essere tecnici sono un modo per cercare di risvegliare la vitalità e l’amore dell’allievo, che sono due caratteristiche che un terapista dovrebbe sempre avere

Che prospettiva ha l’ayurveda?
Enormi, basterebbe che facesse parte delle medcine riconosciute dal nostro S.S.N., nonostante ciò ci ho creduto così tanto che abbiamo investito in una struttura in cui possiamo far sperimentare l’ayurveda.

Che prospettive hanno gli allievi?
Non sono certo gli anni ’90, dove c’era una grande fermento e curiosità. Mi ricordo corsi con 40/50 persone.
Era la seconda generazione di curiosi (i primi erano stati gli yippies degli anni ’70 a portare in occidente e quindi anche in Italia alcune filosofie orientali), ma tutt’ora l’ayurveda è il settore dove si può ancora essere ricercati; naturalmente la differenza la fa la scuola che possa darti gli strumenti utili.

Grazie e auguri per il tuo lavoro
Grazie per avermi dato quest’opportunità e grazie al mio amato Maestro!

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